Euro, brrrr che paura

Le 7 paure infondate sull’uscita dall’euro

1) Mutuo
I mutui verranno convertiti nella nuova valuta il giorno di uscita dall’euro, per chi ha il tasso variabile questo rimarrà comunque legato all’euribor e quindi stabile.Sul fronte dei mutui gli italiani ne beneficeranno.

2) Inflazione
Se pensiamo che i beni (casa, macchina, telefono) che vogliamo comprare scenderanno di prezzo non spendiamo e l’economia si ferma. Questo è quello che succede oggi con la deflazione. Un po’ di inflazione è quindi necessaria a far girare l’economia. Dall’altro lato non deve essere troppo alta per non svalutare la nostra capacità di spesa. Questo non succederà perchè i prodotti italiani diventeranno più competitivi rispetto agli esteri e i prodotti che siamo obbligati a importare dall’estero (es. petrolio) hanno un impatto limitato sul prezzo finale (es. nell’ultimo anno l’euro si è svalutato di circa il 25% sul dollaro, ma le accise alte sulla benzina non hanno fatto vedere la differenza).

3) Conto corrente
Il conto corrente in euro verrà convertito nella nuova valuta. Ma come oggi uno può tenere conti in valute diverse nel suo conto in banca, la stessa cosa potrà fare dopo l’uscita dall’euro tenendo conti in dollari, euro, sterline, franchi e nuova valuta.

4) Titoli di stato
I titoli di Stato italiani saranno convertiti per il 95% nella nuova valuta (dato che per il 95% sono emessi sotto legislazione italiana e per cui ereditano la valuta nazionale). Lo Stato li pagherà e li emetterà nella nuova valuta. Visti i bassi rendimenti e l’alto rischio già oggi i titoli di Stato italiano non sono convenienti per il cittadino italiano.

5) Passaggio dall’euro alla lira
Il cambio probabilmente sarà 1 a 1 con la nuova valuta che poi si svaluterà un po’. L’effetto sui prezzi farà si che da subito probabilmente rimarranno uguali a quelli che vediamo oggi semplicemente denominati nella nuova valuta.

6) Aumento della benzina
La benzina è un falso problema in quanto la maggior parte del suo costo (64%) è dovuta alla tassazione. Le quotazioni internazionali del greggio e il rapporto di cambio incide solo sul 26% del prezzo. Se si aggiunge che il petrolio è ai minimi storici in questo periodo non sarà sicuramente un problema l’uscita dall’euro per questo aspetto.

7) Import: aumento dei prezzi dei prodotti importati
Questo problema, che esiste in particolare sui prodotti tecnologici, può essere risolto solo investendo in innovazione dopo la distruzione di aziende come Olivetti e il ridimensionamento di Telecom Italia. L’innovazione è l’unico modo per sviluppare il Paese, non certo rimanere nell’euro.Abbiamo storicamente sempre esportato e commerciato con i Paesi più vicini a noi, ma non perchè hanno l’euro, semplicemente perchè sono più vicini e la vicinanza geografica li rende i più facili con cui commerciare da quando c’era l’Impero romano.
Al contrario le esportazioni verso l’area euro sono in continua decrescita da quando abbiamo l’euro. Solo nel 2007 erano quasi il 60%, oggi meno del 50%. Le uniche aree in crescita per le nostre esportazioni sono quelle fuori dalla zona euro come evidenziato da studi sull’export italiano: “i mercati emergenti rappresentano attualmente la quota maggiore delle esportazioni, mentre la rilevanza dell’area euro si è notevolmente ridotta

Fonte:beppegrillo.it

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